“Colore e materia”, i tratti distintivi dell’artista Gianni Rossi

Venti domande all’artista angrese, intervista a cura di Maurizio Vitello

Gianni RossiMV – Ci può raccontare dei tuoi esordi e dei tuoi anni operativi, sino ad oggi?

GR – Ho iniziato nel 1963, frequentando l’Istituto d’arte e al contempo iniziando per conto mio ricerche empiriche su materia, colore e substrato. La mia prima mostra personale è datata 1968 nella mia Angri, mentre è dell’anno seguente quella alla galleria “La Scogliera” di Vico Equense. Da allora, in questi 51 anni di attività e ricerca artistica, si sono susseguite numerose mostre sia personali che collettive in Italia e all’estero, fino a giungere a quella del giugno 2013 nella prestigiosa sala Carlo IV del Maschio Angioino di Napoli. 

M.V.  Puoi parlarci del tuo futuro?

GR – All’orizzonte, c’è l’organizzazione in questo 2015 di due significativi eventi. Il 22 febbraio, presso la galleria “Hangry Contemporary Art” di Angri presenterò la mia ultima pubblicazione edita da Gaia, “Iconografia manzoniana”, con le mie 24 tavole illustrative sull’immortale opera del Manzoni dei “Promessi Sposi” e commento critico del docente universitario Luigi Montella. Le tavole in bianco e nero erano già state oggetto di una riuscita pubblicazione di fine anni ’80, “Perché ancora i Promessi Sposi?” della preside Mariastella Eisenberg, edita dalla Marimar.

A partire dal 15 settembre, invece, negli spazi della galleria “Arte Fuori Centro” di Roma, esporrò i lavori dell’ultimo, proficuo biennio: un percorso cromatico che si prefigura come un viaggio immaginario i cui appunti sono rappresentati dalla scansione delle mie opere. 

M.V. Quali i tuoi sogni?

GR – La mia vita professionale ha sempre avuto come unico, ambizioso sogno un filo conduttore: la diffusione del mio credo artistico attraverso le mie opere, confidando nella maggior condivisione possibile del mio lungo ed articolato percorso artistico. 

 M.V. Ti fa piacere esporre in personali o in collettive di gruppo omogenee.

GR – Sì, mi ha sempre intrigato far parte di collettive che avessero come trait d’union l’omogeneità e il parallelismo di percorsi artistici. A tal proposito, da ormai trent’anni faccio parte con i colleghi Izzo, Ferrigno ed il compianto Gallinaro di un gruppo che si richiama all’astrattismo materico/ geometrico, e col quale operiamo con una serie di esposizioni su tutto il territorio nazionale. 

 MV - Come definiresti le tue precedenti operazioni e la tua ultima declinazione?

GR – Sono nato come pittore figurativo ai tempi della scuola superiore in cui la figura era al centro delle nostre opere. In seguito, ho lasciato la figura che non sentivo più mia, per accostarmi sempre di più all’astrattismo. Lo snodo principale della mia vita artistica è datata 1980 con “La crocifissione”, con la quale ho lasciato definitivamente il segno figurativo per inoltrarmi in una nuova fase imperniata sull’astrattismo materico/geometrico. Attualmente, utilizzo molto la corposità del colore innestando nella tela oggetti contemporanei (dalla carta fotografica alla carta vetrata) che richiamino alla società odierna. Si tratta perlopiù di materiali usati, di risulta, che assumono valore e peculiarità nel contesto dell’opera.   

MV - Il lavoro concettuale quanto la prende per la realizzazione delle tue opere?

GR – Il lavoro concettuale è sempre presente nelle mie opere, è un divenire che si esaurisce soltanto una volta ultimata la tela, ed in ciò sin dalla fine degli anni ’70 mi faccio coadiuvare da semplici ma efficaci materiali, come possono essere articoli di giornale che evidenziano l’attualità nel cui contesto si muovono le mie opere.  

MV - L’idea, il ragionamento, l’analisi sono alla base delle tue ricerche. L’artista è un interprete della realtà interiore e quanto della realtà della comunità?

GR – Tutto ciò che scaturisce dalla coscienza dell’artista, fa parte anche e inevitabilmente della realtà della comunità. 

MV - Qual è l’elemento distintivo nelle tue opere?

GR – Il colore e la materia, così come viene trattata pittoricamente. La materia, in particolare, è da decenni ormai l’elemento distintivo delle mie opere.

MV - Qual è il rapporto dello spazio e del tempo nelle tue opere?

GR – Sono due elementi ben presenti nell’artista nell’atto in cui si appresta a dipingere la tela. Lo spazio deve sempre essere equilibrato ai contenuti ed al messaggio dell’opera, il tempo è la scansione che detta i tempi della sua realizzazione. 

M.V. Cosa mi dici dell’arte contemporanea, delle performances, degli eventi e delle installazioni?

GR – Tutto ciò fa parte della “società artistica”. L’arte contemporanea è figlia del suo passato, da cui ha ereditato evoluzione e soluzioni meno rigide e presumibilmente molto più creative. Considero invece le performances e le installazioni piccoli ma significativi spaccati di vita tradotti in momenti artistici di grande impatto sul fruitore.

MV -  Lasceresti Angri per trasferirti all’estero?

GR – Ho sempre lavorato nella mia Angri che è un luogo tranquillo. E dato che la mia pittura è lineare e necessita di tranquillità e serenità, non vedo l’esigenza di trasferirmi altrove, soprattutto in luoghi disordinati e caotici. Però, mai dire mai… 

MV - Credi di aver raccolto ampie soddisfazioni nella tua attività artistica?

GR – Ritengo di sì. Se mi guardo indietro, posso annoverare numerose soddisfazioni, che mi hanno arricchito dal punto di vista umano e professionale. 

MV – Chi ti ha aiutato e chi non ti ha aiutato? 

GR – Sono soddisfatto di ciò che ho fatto nella mia vita, proprio perché ho sempre potuto contare esclusivamente sulle mie forze, non avendo avuto né chiesto aiuti da nessuno.
 

 MV –  Quali artisti e quali artiste sono stati anche con te; con chi hai operato ottenendo proficuo interesse?

GR – Numerose e qualificate sono state le collaborazioni artistiche, ma quelle più durature sono dell’ultimo trentennio con il gruppo della “Linea napoletana”, con il quale proseguo il mio viaggio artistico a livello collettivo. 

MV- Qual è il più recente libro di storia dell’arte che, maggiormente, ti ha stimolato riflessioni e idee?

GR – “Elogio dell’Astrattismo” di Luigi Paolo Finizio, che ritengo un esaustivo compendio sugli inizi e lo sviluppo dell’arte contemporanea.

MV – La creatività mediterranea esiste?

GR – Senz’altro. Il Meridione è fervido dal punto di vista artistico, anche se purtroppo noi artisti del Sud molte volte non abbiamo adeguata cassa di risonanza e circuiti di livello in cui emergere, ritrovandoci esclusi anche da eventi di buon livello. 

MV – Le regioni del Sud sono tagliate fuori dal giro culturale?

GR – Non sempre, ma scontano un gap atavico nei confronti di un Nord a volte più attento e partecipe alla vita culturale ed artistica delle proprie comunità.

MV -  Le tue mostre sono state anche ispirate dal “territorio” angrese?

GR – Sicuramente. Nei nostri luoghi di origine tutto intorno a noi è arte, che si manifesta in vari modi. E l’artista ne coglie, consapevolmente o inconsapevolmente, gli input da approfondire e lavorare su tela.

MV – L’arte si è ridimensionata, anche come fenomeno mercantile?

GR – Di gran lunga. Oggi la richiesta è bassissima, anche se all’artista è sufficiente per vivere dignitosamente. Inoltre, l’artista non è e non deve essere un commerciante delle proprie opere…

MV – Hai in mente di organizzare una solida monografica?

GR – Il sogno di ogni artista è di realizzare una corposa monografia, ma la realtà è la difficoltà economica nel realizzarla…

Parole Chiave: arte, news, gianni rossi

Pubblicato il 31 Gennaio 2015 da La Redazione


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