La passione per la Montagna contagia sempre più gli angresi A piedi o a cavallo su per i sentieri fino alla vetta del Monte Cerreto o alla Grotta del Caprile
Armarsi di un bastone, zaino, borraccia e via per i sentieri montani per soddisfare la voglia dell’avventura senza però tralasciare la sana passione del trekking. È uno sport duro che a volte mette a dura prova anche il più allenato ma il desiderio di raggiungere la meta, la cima fa dimenticare ogni fatica.
Passo dopo passo tra incantevoli sentieri di felci e castagni si va verso i 1316 metri di altitudine, il monte Cerreto, per ammirare uno dei paesaggi più belli, quelli che mettono i brividi e ti fanno constatare che la bellezza del creato è troppo preziosa per essere maltrattata così come da tempo abbiamo imparato a fare.
Cominciarono gli amici della montagna ovvero quelli dell’associazione “Amici del Chianiello” ad aprire la strada, a tracciare i sentieri per far nascere quel sentimento di amore per la montagna e farsi ammaliare con le sue bellezze a volte selvagge e spesso anche incontaminate nonostante l’uomo faccia di tutto per oltraggiarla.
Da qualche anno il compito dell’ascesa è facilitato per un lungo tratto da una strada tracciata su vecchi sentieri e realizzata dall’ente parco dei monti lattari. Una strada abbastanza agevole che ha spinto molti appassionati ad andare sempre più sù fino a raggiungere la cima del Cerreto divenuta ormai la località dei grandi appuntamenti. Andare al Cerreto o alla grotta ormai sta divenendo sempre più un rito cui nessuno vorrebbe sottrarsi.
Ci si va in cima a Natale o a Capodanno per stappare la classica benaugurante bottiglia di spumante, oppure a maggio con sosta ovviamente alla grotta del Caprile ove puoi raccoglierti intorno alla statua della Madonna della Speranza che troneggia e domina dall’alto tutta la valle per salvaguardare quella natura che troppo spesso dimentichiamo.
I mezzi ovviamente sono le gambe ma c’è chi preferisce andarci anche a cavallo per poterti riposare poi all’ombra della capanna di legno e felci costruita da quei pionieri come Alfonso, Eduardo, Alfredo, Vincenzo e non me ne vogliano gli altri se i loro nomi sono ancora chiusi nella tastiera del computer, che hanno per primi aperti la strada del Cerreto e lavorato per dare un ricovero povero ma estremamente efficace per quel giusto ristoro dopo ore di ascesa.
Vincenzo Vaccaro