Commissione d'indagine consiliare sulla vicenda dell'acqua, per il vicesindaco dovrà decidere il consiglio comunale. Antonio Squillante si esprime sulla proposta dell'Unione Consumatori
Avrebbe suscitato curiosità ed interesse negli ambienti politici cittadini la proposta di istituire una commissione di indagine consiliare per fare chiarezza sulla “questione acqua”. A lanciare l’idea è stato Roberto Postiglione, presidente cittadino dell’Unione Consumatori.
Lo statuto del Comune all’articolo 16 prevede, infatti, la possibilità di istituire commissioni di indagini sull’attività dell’amministrazione, “qualora se ne ravvisi la necessità”. L'istituzione delle commissioni di indagine avviene con il voto della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati all’Ente.
I membri delle commissioni speciali “possono accedere senza limitazione alcuna agli atti ed ai documenti oggetto dell'indagine, hanno facoltà di interrogare dipendenti o rappresentanti del Comune presso enti o istituzioni la cui attività sia sottoposta ad indagine e presentano al Consiglio le proprie conclusioni nel termine fissato dal provvedimento istitutivo”. A tenere ancora banco sarebbe quindi la vicenda legata alla mancata riscossione dei canoni idrici, elemento che già avrebbe causato al Comune un mancato incasso di milioni di euro.
Ad esprimersi sulla proposta lanciata dal rappresentante dei consumatori è il vicesindaco Antonio Squillante (An). “Non sono pregiudizialmente contrario all’ istituzione di una commissione nel tentativo di fare chiarezza su quanto avvenuto nel recente passato. Lo statuto prevede questa possibilità a patto che se ne ravveda la concreta necessità. E’ chiaro però che l’organo sovrano a cui è demandata la decisone è il consiglio comunale”, ha esordito.
Oggetto dell’ eventuale commissione di indagine tutto il decennio degli anni novanta nel tentativo di capire le motivazioni che avrebbero indotto Palazzo Doria a non procedere con la installazione dei contatori. Elemento che di fatto avrebbe comportato la non esigibilità del pagamento dei canoni idrici arrecando un enorme danno erariale alle casse comunali. L’assenza dei contatori non consentirebbe al Comune di poter richiedere il pagamento, se non sulla base di un criterio forfetario contestato però da migliaia di ricorrenti. Ha continuato Squillante: “Volendo fare un excursus storico è semplice individuare le responsabilità politiche ed amministrative riguardanti la vicenda della gestione acqua. La commissione se concretamente operativa servirebbe a ufficializzare le responsabilità della classe politica che ha gestito Palazzo Doria nell’ultimo quindicennio. Una operazione che già oggi è possibile fare, ma che di certo non ci aiuta a risolvere il problema semmai contribuisce ad inasprire i toni. Abbiamo ereditato una situazione intricata che lentamente dovremo risolvere con il contributo di tutti”. Intanto, i cittadini potrebbero ricevere presso il proprio domicilio gli acconti relativi ai consumi dell’anno 2002 non ancora prescritti. Il tentativo del Comune sarebbe quello di interrompere i termini di prescrizione nel tentativo di non perdere del tutto le somme di denaro preventivate in entrata. Potrebbero andare in fumo miliardi di vecchie lire.