Egregio Direttore,
con la chiusura del tesseramento del Partito Democratico, si apre la fase che porterà al secondo congresso. Una tappa non del tutto scontata fino a poco tempo fa, dal momento che non pochi davano il Partito per morto.
La presente nota vuole rappresentare un primo spunto per una proficua riflessione in sede congressuale. Ci sono, infatti, punti ai quali bisogna dare risposta: non si tratta di temi di governo nazionale (Pensioni, Riforma P.A., Fisco, Giustizia), regionale (sanità, fondi europei, rifiuti, trasporti) o locale (servizi pubblici locali, politiche sociali, ambiente e territorio) conosciuti e dibattuti nei caratteri generali ma aspetti che, nondimeno, sono importanti.
Il primo attiene al rapporto tra il Partito, gli iscritti e la Società: il problema se è meglio un Partito di soli militanti o un Partito senza apparati è falso. Il Partito deve avere forti radici (riformismo, laburismo, cattolicesimo democratico) ed essere aperto a nuove energie, perchè uno dei princìpi fondativi del PD è l’apertura ad idee, progetti e militanti che guardino al rinnovamento. Il PD deve, quindi, trovare un equilibrio tra la spinta innovatrice e la necessaria capacità di rappresentare un grande patrimonio di storia e di valori.
Non meno importante è il tema dell’organizzazione interna. La questione verte sulla necessità di avere un partito “liquido” (senza iscritti e con un’organizzazione leggera) o “solido” (con iscritti e con forti strutture), con un centralismo nazionale o a carattere federale. Serve, comunque, un Partito meglio organizzato, con un coordinamento nazionale ma aperto alle diverse esperienze territoriali, con forti strutture sul territorio ed un’articolazione federale.
Dobbiamo, inoltre, confrontarci sul rapporto tra Partito ed Istituzioni. Sembra alquanto evidente che è il Partito a dover elaborare e programmare le politiche da attuare. Lo stesso deve scegliere le alleanze e definire il Programma da affidare ai Governatori e Sindaci. Bisogna, quindi, tornare al Partito come luogo di confronto, dibattito e scelta e non cadere nella tentazione del c.d. Partito dei Governatori e dei Sindaci.
Vi è poi da sciogliere il dilemma tra Partito a vocazione maggioritaria e Partito che si allea con altre forze del centro-sinistra. Le attuali leggi elettorali (dal Porcellum al Tatarellum) e la storia politica italiana ci inducono a pensare che senza alleanze il PD è destinato ad essere elettoralmente sconfitto nel breve/medio periodo. Un Partito non definisce, però, la sua identità dall’elenco degli alleati; su questo punto il PD deve essere una calamita in grado di attirare alleati e non una limatura degli altri partiti di opposizione al centrodestra.
L’ultimo profilo concerne il metodo per la scelta del Segretario e dei candidati a Presidente del Consiglio, Governatore e Sindaco. Le Primarie (ben regolamentate) sono buone per scegliere i candidati a Presidente del Consiglio, Governatore e Sindaco, mentre per l’elezione del Segretario del PD sembrerebbe più utile il voto dei soli iscritti al Partito. Le Primarie tra tutti i partiti del centro-sinistra possono rappresentare, quindi, un’opportunità per scegliere i prossimi candidati a Governatore della Campania, Sindaco di Angri e, si spera, a breve anche a Presidente del Consiglio.
Oltre che su tanti altri temi, anche su questi aspetti dobbiamo discutere, dibattere e scegliere, andando oltre la mera conta dei voti riportati dalle mozioni.
Emiddio Fienga – Alfonso Panariello (aderenti al PD)
Serve un partito presente concretamente sul territorio, che sta tra la gente e parla il linguaggio della gente. Un partito che discute con i cittadini dei problemi che essi vivono e dei problemi generali della città, ed insieme ad essi ragiona sulle soluzioni possibili. Un partito che denuncia tutto quello che non va nel "palazzo" e sul "territorio". Da questo processo nascono l'organizzazione, le alleanze per proporsi al governo della comunità. Antonio Lombardi