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Bagni di Scafati, pericolo di inquinamento da amianto sotto l’indifferenza delle Istituzioni
Al confine con Angri, un capannone di eternit è andato distrutto per il fuoco e nessuno si preoccupa dei residui tossici rimasti

Pubblicato da: La Redazione il 08 agosto 2009

Pubblichiamo, a richiesta del collega Antonio Lombardi, l’esposto inviato alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore per denunciare il pericolo incombente sulla zona tra Bagni ed Angri a causa di grossi quantitativi di residui di eternit che giacciono a pochi metri dalle abitazioni con grave pericolo per gli abitanti. Della questione sono informati sia il sindaco di Scafati, sia il responsabile del servizio di prevenzione dott. Rosario Capone, sia i vigili del fuoco che i dirigenti dell’Arpac ma, a distanza di un mese dall’incendio, nessuno interviene per rimuovere i pericolosi detriti.

All’attenzione
del direttore responsabile e
della redazione
di infoagro.it e di angri.info

Con preghiera di pubblicazione, si invia copia dell’esposto fatto dal sottoscritto alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore in data 5 agosto sul ripetuto incendio (10 e 11 luglio, 3 agosto 2009) del capannone sito in Via A. Manzoni, vicinale Chiavazzo, e sulla situazione di grave inquinamento determinatasi, che a tutt’oggi rimane tale in assenza di alcun intervento.
Si allegano alcune foto significative.
Cordiali saluti
Bagni di Scafati, 8 agosto 2009
Antonio Lombardi


LOMBARDI ANTONIO
VIA A. MANZONI, VICINALE CHIAVAZZO 3

Alla Procura della Repubblica
di Nocera Inferiore
e, p.c.al Dipartimento Prevenzione
dell’ASL SA 1 di Nocera Inferiore
“al Sindaco del Comune di Scafati


Oggetto: Incendio capannone in Via A. Manzoni, Vicinale Chiavazzo, Bagni di Scafati in data 10 e 11 luglio e 3 agosto 2009.

Si chiede a codesta spett.le Procura della Repubblica di appurare perché a tutt’oggi, 5 agosto 2009, da parte delle Autorità e degli Enti preposti e competenti per territorio non sono stati attivati provvedimenti d’urgenza per la rimozione dei consistenti cumuli di residui, presumibilmente tossici, causati dal ripetuto incendio del capannone di proprietà della famiglia Sorrentino sito in via A. Manzoni, vicinale Chiavazzo 1/2, verificatosi nella notte del 10 luglio scorso, riattivatosi alle 16.00 del giorno dopo 11 luglio e, per mancanza di alcun intervento, riattivatosi per la terza volta, per l’intensa e continuata calura estiva, il giorno 3 agosto alle ore 19.00, con il ripetuto intervento dei Vigili del Fuoco competenti e operanti per/sul territorio.
Il capannone, fittato ad un grossista di Boscoreale (dato appreso dai giornali quotidiani), aveva una copertura di vecchio materiale eternit (contenente il famigerato amianto) ed era stipato di prodotti per l’igiene domestica e personale, detersivi e bombolette spray contenenti insetticidi.
Copertura e detti prodotti sono andati letteralmente in fumo la notte del 10 luglio e sono continuati a bruciare l’11 luglio e, a distanza di quasi un mese, il 3 agosto scorso, provocando in tutti e tre i casi una nube di fumo presumibilmente tossica (amianto e diossina) ed inquinamento del territorio circostante per tutti i residui precipitati a terra, soprattutto pezzi di varia grandezza di eternit e bombolette spray scoppiate, nonché per l’acqua utilizzata per spegnere l’incendio e defluita in larga parte del campo contiguo al capannone (lato ovest).
A seguito dell’ultimo incendio l’aria circostante si è fatta poi ancor più puzzolente ed irrespirabile, anche per altra acqua utilizzata per spegnere le fiamme e defluita sempre nel medesimo e contiguo terreno della famiglia Sorrentino, costringendo a stare chiuse in casa le persone, compreso il sottoscritto, domiciliate nel vicinale Chiavazzo e negli immediati vicinali contigui, dove vivono anche persone anziane, bambini e malati attualmente sottoposti a chemioterapia e a dialisi.
Il sottoscritto, poi, domiciliato a meno di 10 metri a sud del capannone in questione ha subito danni di una certa consistenza sia alla vegetazione del proprio giardino sia all’abitazione di proprietà in cui è domiciliato (persiane di plastica deformate dall’intenso calore, rigonfiamento e bruciacchiature in più parti della copertura in pannelli di asfalto del lastrico solare, deformazione della cassa della ventola di un condizionatore).
Alla luce di quanto sopra resocontato, al fine della salvaguardia della salute soprattutto dei bambini, degli anziani e dei malati che abitano nella zona interessata dagli eventi incendiari, si chiede anche di verificare se l’Amministrazione comunale, a seguito anche dell’ennesimo incendio, si è attivata per l’adozione in tempi celeri dei provvedimenti necessari a far rimuovere i notevoli e nauseabondi cumuli di residui tossici giacenti dentro e fuori di quello che resta del capannone bruciato.
Si resta in attesa di un cortese riscontro e si porgono distinti saluti.
Scafati, 5 agosto 2009

Antonio Lombardi




Parole chiave: Scafati , Angri , Attualità , Ambiente , Cronaca , Procura della Repubblica , Rosario Capone , sindaco Scafati




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