Ogni Paese o Città che si rispetti, ha conosciuto lo sviluppo grazie all’interagire delle persone che l’hanno vissuta e difesa a pieno, in nome dell’appartenenza comune. Questo fermento di idee e di opinioni, inteso come momento di crescita culturale e spirituale, ha avuto luogo nella piazza; da sempre specchio dei sentimenti e delle emozioni di coloro che la abitano.
Un luogo pubblico insomma, ma allo stesso tempo intimo dove l’individuo si sente libero di esprimersi. Solitamente le piazze sono accomunate tra loro da determinate caratteristiche architettoniche. Infatti una piazza deve essere un mondo fisicamente compiuto, in armonia con il tessuto urbano, insomma architettonicamente definito.
Negli ultimi tempi, ad Angri questo concetto, è stato stravolto, cancellato. Piazza Doria, la nostra “Aia della Corte”, è stata ridisegnata senza tenere conto della conformazione del nostro centro storico e dei secoli di storia che trasudano dalle pietre che lo compongono.
Questo strampalato progetto di
“riqualificamento” e di “risistemazione” di Piazza Doria, ha previsto la presenza di una fontana progettata a mò di fiume (presto diventerà un orinale pubblico e un ricettacolo di immondizia) e non degli alberi ad alto fusto, che con le loro chiome, hanno donato a generazioni di Angresi, un po’ di frescura nelle afose giornate estive.
La riqualificazione di un’ area, si attua utilizzando gli materiali presenti già in loco. Per la nostra Piazza, al tradizionale piperno, si è preferito il marmo e il cemento armato, dando vita ad un orrendo “tassello architettonico”, che fa fatica ad incastrarsi in maniera armoniosa e omogenea nel tessuto urbano. Per concludere ancora una volta, dobbiamo constatare che chi ci governa, non conosce affatto il suo territorio e il suo ricco bagaglio storico e culturale.
prof Sergio Amato
docente di promozione turistica
e studioso di storia e tradizioni locali