Domenico Mauro, il 54 enne affetto da distrofia muscolare, replica a sua volta al comunicato dell’ANFFAS di Salerno. Mauro attualmente è in cura presso un altro centro di riabilitazione e rimarca la delusione per il trattamento riservatogli dalla struttura salernitana, evidenziando nuovamente la volontà di un chiarimento di persona con i responsabili.
“Non chiedo altro che un incontro, un colloquio personale con i dirigenti della ANFAS, Parisi e Cerracchio. Non penso di chiedere troppo. Vorrei semplicemente un chiarimento rispetto alla mia vicenda e far capire il disagio che sto vivendo”, ha esordito.
Mauro è da lunghi anni costretto a vivere su una sedia rotelle, e trascorre molta parte della sua giornate in compagnia di conoscenti ed amici riuscendo a gestire la propria vita grazie all’impegno ed all’affetto profuso dalle sue sorelle che dopo la scomparsa dei genitori non l’ hanno mai abbandonato.
“Vivere da disabile è molto difficile ed è per questo che è fondamentale avere terapisti che conoscano il paziente. Quando l’ANFFAS mi ha depennato dai suoi elenchi è venuto meno anche il fisioterapista che mi ha seguito per otto anni e che ormai mi conosceva bene e sapeva dove intervenire per garantirmi sollievo. Per chi come me non ha alcuna forma di mobilità motoria è difficile riuscire a riadattarsi ad un nuovo professionista. Una condizione che non auguro a nessuno”, ha continuato.
Insiste ancora sulla volontà di un chiarimento di persona con i responsabili del centro di riabilitazione del capoluogo di provincia, che a suo dire non avrebbero manifestato la necessaria capacità di ascolto e di comprensione.
“Nonostante sia stato in cura lunghi anni non ho avuto neppure la possibilità di un colloquio personale con i responsabili. Semplicemente un incontro per ascoltare le mie ragioni e le mie necessità. Non voglio inasprire i toni di questo mio malcontento e spero che questa mia richiesta venga accolta aldilà degli aspetti burocratici a cui l’ANFASS ha fatto riferimento per cancellarmi dalle sue liste. Tutti sappiamo in quale condizione versa la sanità in Campania ma ciò non significa che i pazienti in cura debbano essere considerati soltanto dei numeri o poco più”, ha continuato.