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IL SISMOGRAFO # 1
Una nuova rubrica su Angri.info a cura di Andrea Recussi

Pubblicato da: Andrea Recussi il 11 Dicembre 2007

La redazione di Angri.Info è lieta di presentare una nuova rubrica curata da un nostro vecchio amico e nuovo collaboratore Andrea Recussi, già presente diverse volte in passato sul nostro sito. Potete interagire con Andrea scrivendo a ilsismografo@angri.info

BAMBOCCIONI IN FUORIGIOCO.Voglio innanzitutto ringraziare la redazione di Angri.Info per lo spazio che mi ha offerto e per la puntuale e gradita presentazione della rubrica. Dal prossimo mese sarete voi stessi a decidere l’argomento da trattare. Aspettando i vostri consigli volevo approfittare del primo spazio offertomi per parlare di un tema che mi sta particolarmente a cuore, che riguarda la mia generazione, quella dei cosiddetti “bamboccioni”. La nostra generazione ha tante colpe, non fosse altro per il solo fatto che non riesce ad essere protagonista del suo tempo, e questo malgrado ci si trovi a vivere una fase di grande innovazione e rivoluzione tecnologica che dovrebbe avvantaggiarla rispetto alle generazioni precedenti.

Eppure seguendo in questi anni tutti quelli che sono stati gli sviluppi politici, sociali e lavorativi sia nell’ambito locale che nazionale, si è avuta l’impressione che la maggior parte delle istituzioni, pubbliche e private, avessero davvero a cuore l’inserimento dei giovani e il rinnovamento di quella che è la vecchia classe dirigente.

Allora proviamo a spiegarci perché questo “famoso” ricambio generazionale non è ancora avvenuto. Le nuove tecnologie sono riuscite a dare a tutti opportunità più democratiche di un tempo? Sono riuscite davvero a facilitare, anticipare, agevolare e migliorare l’inserimento dei giovani ? La mia opinione: sicuramente NO! La rivoluzione tecnologica? Nella nostra “ridente” cittadina, per esempio, non se ne è avuta nessuna traccia ed in questi anni non si è sfruttato nessun tipo di piattaforma telematica al servizio dei cittadini e dei lavoratori che potesse portare ad una migliore qualità della vita e ad un maggiore e più rapido inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Forse ci sono state alcune timide iniziative delle istituzioni e dei privati che sono andate in questa direzione, ma quello che è stato fatto è comunque molto poco, anzi niente. Il fallimento degli strumenti e dei progetti utilizzati dalla politica e dalle aziende a favore dei giovani sono sotto gli occhi di tutti e gli esempi che potremmo fare sono molteplici. Con i soli prestiti d’onore gestiti dal “Patto dell’Agro” potrebbero scriversi interi volumi sulla loro inutilità e sugli sprechi, più che benefici, che hanno “prodotto”. Se poi andiamo ad analizzare la nuova legislazione sul lavoro degli ultimi anni passando dai co.co.co ai co.co.pro capiamo bene che in questi anni non si è voluto dare nessun tipo di aiuto ai giovani per farli inserire al più presto nel mondo del lavoro, nemmeno a quelli più capaci e titolati. Oggi quello che è un dato certo è che tutti, bamboccioni e non, cominciano a lavorare molto più tardi che nel passato e, senza alcuna certezza e nessuna stabilità, procedono a singhiozzo fino alla pensione (per i pochissimi fortunati che ci arriveranno).

Attualmente la maggior parte dei problemi che riguardano i giovani - ed in particolare la nostra generazione - sono tutti correlati fra loro e forse riconducibili ad un unico punto: il precariato. L’agenzia dell’Onu per il lavoro in uno studio effettuato quest’anno sull’Italia ci dice che i giovani precari di oggi sono impiegati in mansioni più rischiose e con condizioni di lavoro più scarse rispetto a dieci anni fa e raramente viene loro dedicato un percorso di formazione su salute e sicurezza.
Il lavoro è quindi il vero dramma dei giorni nostri e di lavoro si muore, perché oltre ad un’ “insicurezza del lavoro” , oggi più che mai, c’è anche un’ “insicurezza sul lavoro”. Proprio in questi giorni stiamo vivendo il dramma di Torino della esplosione alla Thyssen Krupp, che ha riportato le morti bianche di nuovo in primo piano. Gli incidenti sul lavoro ci hanno toccato da vicino ed hanno sconvolto anche il nostro piccolo paese poco tempo fa. Queste tragedie vanno avanti ormai da troppo tempo, nonostante si discuta da tanto di provvedimenti e soluzioni da adottare per cercare di evitare che accadano di nuovo. Tragedie che invece continuano, puntualmente ed inesorabilmente, a ripetersi senza che le stesse indagini e i controlli alle fabbriche o cantieri riescano a produrre risultati utili nonostante il Presidente del Consiglio stesso, Romano Prodi, abbia recentemente dichiarato che: “La responsabilità delle imprese è evidente in alcuni settori come ad esempio l’edilizia dove abbiamo trovato in tantissimi casi la mancanza anche delle più elementari regole di sicurezza\". La mancanza di certezze sul lavoro genera anche quello che è il crescente disagio sociale, nasce da un “modello di sviluppo” ormai completamente anacronistico, che impiegherà ancora troppi anni a lasciare posto al nuovo, se non si comincia ad intervenire subito. Ci sono alcuni giovani della nostra generazione, come il sottoscritto, che magari sono più fortunati perché hanno la possibilità di inserirsi in situazioni e contesti familiari già ben avviati, ma, per la stragrande maggioranza di essi, non è più pensabile che si possa andare avanti con questo frustrante e affannoso percorso lavorativo basato su una totale mancanza di quella che sono le certezze basilari da garantire ad un giovane che si inserisce nel mondo del lavoro. Non si può continuare ad accettare questo “modello di sviluppo” che negli anni ha prodotto come unica soluzione al problema la fuga ogni anno di migliaia di giovani in altre realtà molto più sicure, produttive e tecnologizzate della stessa Unione Europea e del Nord Europa in particolare. Siamo tutti consapevoli delle difficoltà presenti nel nostro territorio e della storica repulsione all’ammodernamento e all’innovazione della nostra realtà meridionale. Comunque in questi anni non si è mai visto nessuno che mettesse su un tavolo un progetto serio di sicurezza sul lavoro o di inserimento lavorativo dei giovani, nell’ambito locale, regionale o nazionale. Non si è fatto niente che “quantomeno tentasse” di rendere gli stessi giovani protagonisti di un eventuale processo di cambiamento, anzi, se qualche volta avrete “il piacere” di confrontarvi con la provincia di Salerno o con la Regione Campania, noterete che negli enti preposti all’approvazione dei progetti sulle politiche giovanili ci sono impiegati che hanno un età media di 50/55 anni almeno. In questi ultimi anni la nostra classe dirigente, ed alcune forze politiche in particolare, hanno fatto sì che questi disagi , ed in particolare la mancanza di lavoro da parte dei giovani, divenisse un modo per arruolare giovani leve in vere e proprie squadre da combattimento da far “scendere in campo” durante la campagna elettorale dietro i vari “ricatti psicologici” di assurde e fantomatiche consulenze e incarichi e di contrattini a tempo rinnovabili a seconda dell’esito della campagna elettorale stessa. Coloro i quali erano chiamati a progettare il nostro futuro hanno fatto di tutto per mantenere il proprio ruolo predominante e hanno sempre ri-progettato, in maniera subdola, solo il loro futuro alla guida di tutto quello che poteva essere “afferrato” con l’idea “probabilmente” di essere eterni e immortali. Questo loro modo di fare, però, non è stato mai chiaro e manifesto, tutti sanno bene che l’inserimento dei giovani è un tema caldo, uno specchietto per le allodole su cui far convergere i consensi del mondo giovanile stesso. Ma quello che è certo è che questo modo di fare è stato applicato in tutti i settori del nostro paese, al di là di ogni colore o bandiera partendo proprio dalla Scuola fino all’Università per finire alla politica, dove abbiamo raggiunto davvero il fondo con le elezioni del 2006 in cui i due candidati a premier avevano entrambi 70 anni ed erano gli stessi del 1996 (10 anni prima…). Pensate che in Spagna ed in Inghilterra due premier storici come Aznar e Tony Blair si sono quasi ritirati dalla politica a “soli” 53 anni. Questo modo di fare politica ha portato alla nostra generazione grandi disagi ed ha generato col tempo anche una certa insofferenza, facendo sì che la stessa innovazione tecnologica, più che portare benefici, ha creato delle fratture, soprattutto nell’ambito sociale e familiare. Ci si è chiusi tutti in una sorta di auto-isolamento volontario attraverso l’uso massiccio di Internet, facendo sì che col tempo venisse a mancare anche quello che era il più importante luogo di riferimento per lo svago, ma soprattutto per la crescita sociale e culturale dei giovani in una città : “la piazza”. Le piazze e il lavoro, prima accessibili a tutti, per la nostra generazione sono diventati un bene raro, e sarà ancora peggio per le prossime generazioni. Con il lavoro che faccio ho contatti con tante aziende e per una mia “insana” passione seguo molto anche la politica locale e nazionale: ebbene credo di aver sentito “circa” un milione di volte che alcuni miei coetanei o erano troppo giovani per ricoprire dei ruoli di responsabilità o già troppo vecchi per cominciare dei nuovi percorsi lavorativi. La mia sensazione è che i cosiddetti “bamboccioni”, da qualsiasi parte del campo si mettano a giocare e con qualsiasi arbitro, si trovino sempre in fuorigioco quando provano ad attaccare. E loro, invece, vengono attaccati con ironia da tutti, anche davanti ad un intero parlamento da chi di ironia ne ha ben poca e, di solito, ne subisce tanta come il Super-Ministro dell\'Economia Tommaso Padoa Schioppa che un mese e mezzo fa circa disse di fronte ai parlamentari riuniti delle Commissioni Bilancio: \"Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”. Ma il Prof. Padoa Schioppa si è mai chiesto perché nel nostro paese i rappresentanti del Parlamento hanno un’età media di oltre 20 anni superiore a quella degli altri paesi dell’Unione Europea e gli stipendi dei giovani che si inseriscono nel mondo del lavoro sono più bassi del 15-20% rispetto agli stessi coetanei dell’Unione Europea? I “bamboccioni”, come detto all’inizio, hanno grandi colpe nel non far emergere in maniera più forte e sentita tutti i loro disagi e i torti subiti in questi anni. Dovrebbero far capire che questa immagine di ragazzi un po’ impacciati e incapaci di prendere decisioni è frutto della totale mancanza di certezza, sicurezza e stabilità in cui sono costretti a vivere. Occorre, quindi, che i nostri governanti tentino di re-interpretare al più presto i tempi che stiamo vivendo e che diano maggiore spazio e fiducia alle nuove generazioni a cui tutti dovrebbero quantomeno “provare” ad affidare “la speranza” prima che di un futuro migliore di un presente migliore.



Parole chiave: Andrea Recussi , Angri , il Sismografo




COMMENTI DEGLI UTENTI ALLA NOTIZIA

Postato da: ivonne il 11-12-2007
E la donne???
Il tuo punto di vista può essere anche interessante come chiave di lettura di alcune crisi che stanno caratterizzando questa epoca. Ma se tu fossi donna credimi che questi problemi sarebbero amplificati almeno di 10 volte.

Postato da: cortoglobo il 13-12-2007
Le donne sono come gli uomini..
..nel senso che io ho fatto un discorso generico, sottolineando che non riguardava me tralatro, senza fare alcuna distinzione di sesso, razza o religione su quelle che sono le difficoltà di inserimento lavorativo e su quello che è l'impoverimento del nostro contesto sociale innanzitutto. Ma capisco benissimo che X una donna, un uomo di colore o un musulmano sia ancora + difficile inserirsi e integrarsi in questa nostra realtà.

Postato da: giuseppe85 il 21-12-2007
sveglia
condivido pienamente il tuo pensiero andrea e spero che i giovani angresi si diano una mossa per il bene della nostra città...non ti nascondo però che stasera ritorno a casa desolato per lo spettacolo deprimente offerto dallo spoglio elettorale per il forum dei giovani...doveva essere un "agorà" libera e apartitica???io ho assistito a comportamenti degni di politici già affermati.Mi addolora pensare che menti limpide si facciano corrompere o spalleggiare dalla smania di potere paventata dal passato...e per questo motivo vorrei rivolgere un accorato appello ai miei coetanei:ragazzi non lasciamo soggiogare il nostro pensiero dalla solita mentalità meridionale del "do ut des" cioè "dare per avere" perchè penso che noi giovani abbiamo il dovere di pensare con la nostra testa e il diritto di sognare una città più vivibile e soprattutto più vicina alle nostre esigenze!!!grazie per l'opportunità concessami

Postato da: rongennaro il 28-12-2007
.......evolution?!
Quello che stiamo vivendo un pò tutti in questi anni è forse uno dei più grandi cambiamenti che si siano mai vissuti, siamo tutti interessati dai 50enni ai liceali.I "bamboccioni" si trovano per così dire nel mezzo, ma per questa volta "in medio nn stat virtus", nel senso che è proprio la loro generazione a subire il cambiamento più di ogni altra.Infatti a mio parere si trovano "fuori" dal cambiamento per vari motivi,il primo dei quali consiste nel fatto che la rivoluzione è avvenuta e avviene in un momento critico quale quello del passaggio dall' università(per chi l'ha fatta)al mondo del lavoro.Chi scrive si trova ancora all'università(ho 23 anni) e il cambiamento lo subisce come tutti i suoi coetanei in una fase per così dire "protetta", ancora fuori dalla giungla, e questo si spera ci consentirà di fare ingresso nel mondo del lavoro più preparati, quantomeno consapevoli.Credo che si possa far coincidere l'inizio del cambiamento con la "riforma Biagi", un progetto di legge interessantissimo che poteva rappresentare un 'occasione per noi tutti e che invece lo è stato solo per i datori di lavoro(e forse nemmeno).A mio avviso se non fosse stato ucciso Biagi il progetto di riforma sarebbe stato adattato alle esigenze del nostro paese, non ancora pronto ad un'ottica capitalistica di tipo anglosassone.Forse la parola più adatta sarebbe "rivoluzione" e non riforma, perchè si è passati dalla realtà del tempo indeterminato a quella della flessibilità, che è poi divenuta "precarietà",sottolineandone l'aspetto peggiore.In quest'ottica chi si era laureato sperando di trovare un posto sicuro e a tempo indeterminato è rimasto "fregato"(senza offendere nessuno), in quanto si è ritrovato in un panorama che offre quasi unicamente soluzioni provvisorie e che sono molto lontane da quelle che avevano trovato i nostri genitori alla nostra età.Il mondo del lavoro è cambiato, si è evoluto, si è passati da una logica di collocamento ad una di iniziativa, in cui non dobbiamo più sperare di trovare un posto "tranquillo", magari nell'ambito del pubblico impiego,ma rischiare e farci il "mazzo a tarallo", consapevoli di non arrivare mai alla pensione o nella migliore delle ipotesi di rientrare in un sistema pensionistico a capitalizzazione(30%dello stipendio!)Non voglio discutere degli aspetti positivi della riforma che secondo me ci sono e sono molto importanti, voglio però dire che noi che faremo ingresso nel mondo del lavoro non dobbiamo pensare di cercare un "lavoro sicuro", ma dobbiamo pensare di trovare un "lavoro", perchè il lavoro c'è anche se diverso da quello di un tempo, non siamo anacronistici.Spesso capita di sentire parlare con soddisfazione del mondo anglosassone, di come i giovani sono considerati e riescono ad inserirsi trovando una discreta retribuzione, allo stesso tempo non ci si rende conto che quello anglosassone è il nostro modello di riferimento, cioè noi "rischiamo" di diventare così.Dico rischiamo perchè se una persona riesce facilmente ad inserirsi , con la stessa facilità potrà essere disinserita, perchè è proprio questa la logica della flessibilità. A mio parere il progetto di riforma Biagi non si è espresso nelle sue note positive perchè si è scontrato con la nostra legislazione in materia di licenziamento, modellata sul lavoro a tempo indeterminato, nota per essere eccessivamente gravosa per il datore di lavoro, rappresentando allo stesso tempo un vanto per la legislazione in materia giuslavoristica.Di riflesso gli avvocati e i datori di lavoro hanno trovato negli istituti "rivoluzionari" della legge Biagi un "escamotage" per utilizzare a basso costo forza lavoro.Quanto poi alle politiche giovanili sono in perfetto accordo con Andrea, sono un disastro!Anzi più che disastrose direi inesistenti, perchè quelle di cui si discute non sono politiche giovanili, ma solo "politiche".Riguardo alla materia della sicurezza sul lavoro certamente quello che è avvenuto in questo periodo è grave, anzi gravissimo, però occore ricordare che il tasso medio di infortuni/incidenti nell'ultimo decennio è notevolmente diminuito, dunque un miglioramento c'è ed è giusto precisarlo.
Comunque scusate per questo sproloquio, non è mia intenzione annoiare ma solo chiacchierare.Vorrei concludere dicendo ai ragazzi e ragazze che come me si trovano ancora all'università di PENSARE AL PEGGIO PERCHè SARà SEMPRE MEGLIO!Un abbraccio a quel bamboccione di Andrea.

Postato da: bry999 il 21-01-2008
COMPLIMENTI PER LA RUBRICA
IN BOCCA AL LUPO.....COMPLIMENTI PER LA RUBRICA







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