Corto ‘O Globo, si riaccende la polemica nei confronti del Presidente Andrea Recussi Dopo Gianfranco Esposito, anche Chiara Postiglione e Stefano Sabatino contestano la sua gestione .
Riceviamo da Chiara Postiglione e Stefano Sabatino, ex componenti dell'organizzazione del festival Corto O Globo:
Egregio direttore,
Prima di suggerire al Presidente del Cort ’O Globo Film Festival di ricorrere quanto prima ad una cura a base di fosforo, volevamo ricordare che coloro che sono stati definiti “ex componenti, respinti a causa delle tante incompetenze commesse negli anni” hanno scelto di lasciare l’organizzazione di spontanea volontà, nonostante sia stato chiesto loro più volte di proseguire la collaborazione con il Festival.
Se quella di Gianfranco Esposito è stata definita una “provocazione gratuita e fuori luogo”, quelle del Presidente sono calunnie pure e semplici.
Gianfranco, che per anni ha collaborato a questo evento, mettendo a disposizione le sue competenze, la sua serietà e il suo tempo, non ha fatto altro che dei semplici calcoli chiedendosi come sia possibile una tale incongruenza tra i numeri riportati dall’organizzazione e i dati reali. Non ha fatto attacchi personali, lasciando ai lettori piena libertà di ragionare sulla base di quei dati.
Ma in un paese in cui ha la meglio chi fa la voce grossa non c’è molto spazio per la riflessione.
Le ragioni del nostro distacco sono varie e sarebbe troppo lungo e noioso (per coloro che sono estranei alla vicenda) riproporle in questa sede.
Credevamo fermamente nelle potenzialità di Cort’O globo. La proiezione dei cortometraggi, secondo gli “ex incompetenti,” doveva essere il culmine di un lavoro che si sarebbe dovuto protrarre tutto l’anno, con una serie di iniziative volte alla sensibilizzazione, alla promozione e alla diffusione di questo evento e del cinema corto in generale e non il teatrino dell’esibizionismo e della vanità dove si fa a gara a chi è più bello e più bravo.
Ognuno di noi in questo progetto ha messo in gioco sé stesso e le proprie competenze, sacrificando tempo e denaro, spesso ricoprendo ruoli che non gli spettavano.
Abbiamo affrontato il nostro lavoro con il massimo della serietà e soprattutto dell’umiltà e ci siamo dovuti scontrare con la faciloneria di chi non conosce assolutamente il valore di tale evento e preferisce la quantità dei numeri (peraltro falsi, come dimostrato e confermato dai sottoscritti) alla qualità del progetto.
Il fatto di ricoprire la carica di Presidente non attribuisce automaticamente ad Andrea Recussi tutti i meriti. Al contrario, al di là di quella carica, vi era un’organizzazione fatta di gente entusiasta e motivata che non aveva bisogno dei riflettori. Non è un caso che la maggior parte dei componenti attivi delle prime tre edizioni se ne siano andati.
Forse il Presidente crede che fare tre o quattro nomi importanti (che mai hanno messo piede ad Angri) o snocciolare cifre e numeri esorbitanti possa magicamente trasformare questo festival in un evento da tappeto rosso in grado di attirare migliaia di spettatori.
Sono stati proprio gli “invidiosetti di quartiere”, così definiti, a far crescere il festival.
Sminuire il nostro fondamentale contributo attraverso facili etichette dispregiative e prive di fondamento significa distorcere la realtà.