Egregio direttore,
l’altra sera facendo zapping con il piccolo telecomando dato in dotazione con il decoder (purtroppo posseggo una TV vecchio stile, ma ha il vano porta VHS incorporato anche questo datato, ahimè!!!) mi sono imbattuto in un film degli anni settanta.
Uno di quelli che rivedresti decine di volte senza mai stancarti, riuscendo a capire e carpire sempre qualcosa in più. Il vantaggio del digitale terrestre è che ci si può sintonizzare sui canali più strani che propongono cose un po’ “fuori dal coro”, proprio come questo mio modesto contributo.
E’ noto che non trovo gusto nell’uniformarmi al cinguettio generale e un po’ di maniera, ritoccato ed artefatto che spesso risulta però essere apprezzato perché “politically correct”: me ne frego. Il film diretto dal maestro Elio Petri e magistralmente interpretato da Gianmaria Volontè e da Mariangela Melato ha un titolo che mai come oggi, soprattutto per la nostra città (da qualche settimana tanto amata e coccolata, anche da chi non te lo saresti mai aspettato) risulta essere di scottante attualità: “La classe operai va in paradiso” (1971).
Molti, si chiederanno cosa centri questo titolo e questo film con Angri, con le elezioni e con le elezioni nelle elezioni, cioè le tanto infiocchettate, osannate e festeggiate primarie. Ebbene sì. La classe operaia, quella delle nostre parti, sottopagata, sfruttata, non tutelata, ricattata da padroni cinici e furbeschi, guardata a vista e con ghigno poliziesco dai gendarmi in cravatta e dai tristi lacchè dei padroni di cui sopra, c’entra eccome.
La festa è finita: i mignon sono stati mangiati con famelico appetito, lo spumante è stato abbondantemente versato nei calici di cristallo, le interviste generosamente rilasciate. Non c’è timore, quindi, che possa rovinarla io con queste riflessioni, penso sgradite ad almeno 2700 persone (tanto siamo 30 mila abitanti!), ma forse utili per fare chiarezza sul concetto di democrazia, della sua strumentalizzazione, del rapporto tra capitale e forza lavoro, del rispetto della dignità degli uomini e dei lavoratori.
Paroloni desueti, concetti anacronistici, non più attuali, veteromarxisti e poi espressi da me, uno che di rosso ha solo gli slip per festeggiare il capodanno. Purtroppo è così. Ritengo che certi principi da tanti predicati a chiacchiere siano ancora validi. L’Italia abbonda di imprenditori “progressisti” che hanno, per mero opportunismo politico, abbracciato una fede che è diventata un marchio di fabbrica per tenersi buoni i servili sindacati. Mi spiace notare che ancora oggi nel 2010, quarant’anni dopo il film citato, molti si attardino ancora a voler “guidare per mano” gli stanchi, disillusi e sottopagati operai, vittime di un precariato diffuso che li rende facilmente ricattabili, timorosi e poco disposti a dire di “NO” alle richieste dei titolari, sebbene veicolate da altri, che in maniera unta ed ossequiosa interpretano egregiamente “la voce del padrone”.
Mi spiace che queste riflessioni non siano state partorite da coloro che per anni hanno mangiato “pane e politica” e che si sono soddisfacentemente abbeverati alla fonte della “pravda”, la “verità” come amavano dire i sovietici. Altro che democrazia partecipata, concetto nobile ma spesso privo contenuti sostanziali: qui occorre una vera “perestrojka” (riformismo) e un profondo “glasnost” (trasparenza) in salsa locale, magari preparata con dei buoni pomodori pelati.
Che ne dite? L’appuntamento vero è per il 28 e 29 marzo: operai alzate la testa!! E’ vero, il paradiso è lontano ma spesso è dicendo “NO” che si può assurgere alle vette più alte.
Pippo Della Corte
Che le primarie siano uno strumento di democrazia credo questo sia indiscutibile. Quindi per infiocchettate, osannate e festeggiate che siano state, rimangono attualmente il migliore ed unico metodo democratico per la selezione di una classe dirigente che, tra dolci e spumante, in questi ultimi anni si è divorata mezza città. Fino ad ora tra l'altro nessuno ha ancora proposto un modo più trasparente per selezionare la classe politica, soprattutto quelli che tanto criticano le primarie (o che si complimentano a giorni alterni). Mi pare quindi fuori luogo il denunciare i classici fenomeni di clienteralismo della politica locale prorio all'indomani delle primarie di una determinata coalizione. Ancora più fuoriluogo poi è la strumentalizzazione della classe operaia per dimostrare non si sa quale teorema. Mi fa riflette però il fatto che queste cose si denunciano proprio ora e non poco prima, durante e dopo le elezioni comunali, quando gli interessi dei soliti noti manifestano in modo chiaro i loro veri scopi. Si sa, l'analisi del voto nella casa degli altri è un esercizio molto comodo. Ma quanto questo ha a che fare con una corretta informazione?
Distinti saluti, Christian De Vivo
Postato da: direttore il 20-02-2010
corretta informazione e censura
Caro Ckris,
forse non hai notato che si tratta non di un articolo ma di una “lettera al direttore” che esprime solamente il pensiero di chi l’ha scritta.
Se poi vuoi sapere come la penso io, te lo dico subito: non sono d’accordo con quanto ha scritto l’amico Pippo Della Corte.
Io ritengo che, al di là dei possibili tentativi di condizionamento del voto, quella di domenica è stata una bella giornata di democrazia e di partecipazione.
Ma, lasciamelo dire, è altrettanto democratico consentire di esprimere liberamente il proprio dissenso, anche se non lo condividiamo.
Il successo di Angri.info sta soprattutto in “questo modo” di interpretare la corretta informazione.
Amedeo Santaniello
Postato da: umberto bieco il 21-02-2010
la classe operaia
solo per dire che non spetta a noi decedere se la classe oparaia va in paradiso o all'inferno.
Ma in quasta vita terrena vota (segretamente) per chi le pare e piace !