Spesso la notte, prima di addormentarmi, mi chiedo: ‘Ma come fanno a prepararsi a lanciarmi delle pietre, a mirare al mio viso e alle mie mani? Perche’?…Dite a tutto il mondo che ho paura di morire. Aiutatemi a restare viva e a poter di nuovo tenere i miei figli fra le braccia”.
E' il grido disperato di Sakineh Mohammadi Ashtiani, 43 anni, madre di due figli, detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell'Iran.
Sakineh è stata condannata a morte mediante lapidazione perché giudicata adultera secondo la legge islamica: avrebbe avuto una “relazione illegale” con due uomini dopo la morte di suo marito.
Si allarga di giorno in giorno la mobilitazione per salvare la vita a Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e per complicità nell'omicidio del marito.
Si susseguono gli appelli al governo di Teheran, ma al momento le autorità iraniane sembrano però sorde a ogni richiamo alla clemenza: Anche noi del comitato ANGRIATTIVA ci associamo l'appello lanciato a livello internazionale da insigni personalità del mondo politico e culturale per salvare Sakineh dalla pena di morte.
Si stanno moltiplicando le iniziative di governi e organizzazioni per i diritti umani nel tentativo di salvare la sua vita. Contribuiamo attivamente sottoscrivendo l'appello di Amnesty International
Ci rivolgiamo al presidente del consiglio comunale perché convochi un consiglio comunale straordinario in cui si possa sottoscrivere da parte di tutte le forze politiche, le varie istituzioni e da tutti i cittadini una risoluzione, con cui la città di Angri ed il suo popolo chiedono con forza la sospensione e la revoca della condanna a morte per lapidazione per SAKINEH .Nell'appello dobbiamo chiedere il riesame del caso, che Sakineh Mohammadi Ashtiani veda riconosciuta definitivamente la sua innocenza e cessino tutte le azioni di violenza, tortura e violazione della dignità che questa giovane donna ha subito e subisce in nome dell'affermazione di una giustizia che la colpisce ancora più duramente in quanto donna che nel suo Paese si vede negato il riconoscimento dei diritti umani .
Salviamo Sakineh, fermiamo le pietre
Comitato Angriattiva