Sequestrato ad Angri un milione di barattoli di pomodoro “cinese”
Sui contenitori la scritta “made in Italy”. Le indagini sono coordinate dal dottor Lenza, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Nocera Inferiore.
Il Nucleo antifrodi del Comando carabinieri politiche agricole e alimentari di Salerno ha sequestrato 4.607 quintali di doppio concentrato di pomodoro, pari a 931.978 barattoli da 150 grammi ciascuno, per un valore complessivo di circa 400mila euro. Erano "confezionati con etichette attestanti l'origine italiana del prodotto, in realtà ottenuto dalla lavorazione di triplo concentrato di pomodoro proveniente dalla Repubblica popolare cinese e destinato al mercato estero".
Le indagini, coordinate dal dottor Lenza, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Nocera Inferiore, hanno portato anche alla denuncia del titolare dell'azienda interessata, accusato di violazione dell'articolo 517 del codice penale ("vendita di prodotti industriali con segni mendaci"). L'ipotesi di reato riguarda l'etichettatura del prodotto finito, che recava, in varie lingue, la scritta "prodotto in Italia". Ma in questo caso, il prodotto sequestrato - spiegano gli investigatori - era stato ottenuto "dalla sola aggiunta di acqua e sale al concentrato cinese e dalla relativa pastorizzazione. Configurando, pertanto, una lavorazione parziale e non significativamente idonea a conferire l'origine italiana al prodotto".
Pubblicato il 18 Ottobre 2010 da La Redazione
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Commenti degli utenti alla pagina:
direttore il 22-10-10 alle 17:10:22 ha commentato:
Stanno pervenendo in redazione commenti a questa notizia "informandomi" (non occorreva)che su altri siti (nazionali o regionali) vi è anche il nome della ditta in questione mentre noi non lo facciamo.
Noi ribadiamo che la nostra linea editoriale è improntata alla serietà e alla correttezza e che, fino a quando non vi sarà un giudizio di merito, non metteremo alla gogna nessuno.
Del resto, per entrare nel merito, per chi non lo avesse ancora capito, qui si tratta di sottigliezze linguistiche. Secondo gli inquirenti il termine "made in italy" è illegittimo perchè si tratterebbe di una lavorazione solamente parziale italiana, mentre sicuramente l'impresa potrà contestare, è un suo diritto, tale presunta illegittimità dimostrando di avere agito secondo le leggi in vigore.
Lasciamo quindi agli esperti, e ai giudici, di decidere serenamente.
Amedeo Santaniello
Direttore il 19-10-10 alle 16:44:34 ha commentato:
Una legittima richiesta a cui, al momento, non possiamo dare una risposta. Del resto la riservatezza delle forze dell'ordine e della magistratura si spiega con la necessità di fare approfondite indagini (chimiche, etc..) prima di fare nomi e cognomi, per non danneggiare l'immagine di persone e aziende che poi potrebbero risultare estranee o innocenti. Una cautela che condividiamo.Per il momento risulterebbe il sequestro del prodotto e l'avvio dell'indagine giudiziaria.
caterina il 19-10-10 alle 14:46:19 ha commentato:
potremmo conoscere anche il nome della ditta? magari, così, potremmo essere attenti a non comprare i prodotti contraffati di una ditta il cui titolare meriterebbe di essere messo letteralmente alla gogna?